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Primo soccorso in montagna

 

Norme igienicheRegole di base
Priorità di interventoRichiesta di soccorsi
Priorità degli organi da esaminareLa posizione laterale di sicurezza
Risposta agli stimoli di una persona incoscienteLo shock
Respirazione artificialeLa perdita di coscienza
  Svenimento
Massaggio cardiacoColpo di sole
Il polsoMal di montagna
Le medicazioniDistorsioni –Lussazioni – Fratture   

 

 Ferite
AvvelenamentoIl congelamento
Morso di animali 
 Morso di vipera
  Scorpioni Punture di insetti
Trasporto di un infortunatoMateriale di pronto soccorso

Primo soccorso in montagna

In montagna non possiamo affidarci alla buona sorte o agli scongiuri per evitare o per affrontare i possibili incidenti: dobbiamo contare solo su noi stessi, la nostra prudenza, sulle nostre capacità e sull'attrezzatura.

L'attrezzatura di emergenza e di primo soccorso non deve mai mancarci.

In caso di incidente siamo chiamati a prestare il primo soccorso in attesa di personale qualificato o durante il trasporto in ospedale.

Un soccorritore maldestro o inesperto rischia di causare ulteriori danni.

Non è la generosità il fattore principale, né d'altra parte possiamo negare aiuto trincerandoci dietro la nostra incompetenza.

Non ci dobbiamo avventurare in montagna se nel gruppo non c'è almeno un esperto o quantomeno senza mettere nello zaino un prontuario di primo soccorso.

Norme igieniche

Nei trekking, soprattutto nei paesi extraeuropei, una infezione intestinale comprometterebbe seriamente la nostra traversata. Seguendo elementari regole di igiene eviteremo fastidiose e a volte gravi malattie.

Non beviamo mai da fonti dubbie senza sterilizzare l'acqua.

Non beviamo liquidi troppo freddi soprattutto se siamo accaldati.

Mangiamo frutta e verdura per garantirci una regolare funzione intestinale.

Assimiliamo cibi facilmente digeribili e protetti da contenitori sicuri, adatti “per alimenti”. Controlliamo le scadenze dei prodotti.

Evitiamo di fare il bagno in acque stagnati.

Curiamo la pulizia del corpo per ridurre i rischi che eventuali ferite si infettino. Laviamoci ogni volta che possiamo. Puliamoci le mani prima di mangiare e disinfettiamole prima di curare una ferita.

Non facciamoci mancare il sonno, importante per il normale recupero della stanchezza, magari utilizziamo blandi sonniferi naturali come la valeriana o la camomilla.

Portiamo con noi le medicine necessarie in rapporto alla durata del trekking, alla zona dove si svolge e al numero di partecipanti.

Sottoponiamoci alle vaccinazioni consigliate (l'antitetanica è comunque importante).

Inseriamo nel nostro portadocumenti un cartoncino con scritti:

  • il nostro nome, l'indirizzo e recapito telefonico della famiglia

  • il gruppo sanguigno e le vaccinazioni valide, eventuali allergie a medicinali o altre sostanze.

  • Terapie medicinali particolari a cui si è sottoposti.

Queste notizie potrebbero essere utili ai soccorritori in caso di incidente.


Regole di base

La miglior cura è la prevenzione.

Avere l'antivipera nello zaino non ci autorizza ad intrufolare imprudentemente le mani nei rovi.

Per ridurre al minimo le probabilità di infortuni dobbiamo usare prudenza.

Un'altra regola fondamentale in caso di incidente è quella di mantenere la calma e di raccogliere le idee, consultando se necessario, il manuale di primo soccorso, che avremo sistemato a portata di mano.

I pochi secondi persi a questo scopo ci eviteranno di fare grossolani errori e ulteriori danni.

Non accalchiamoci intorno all'infortunato.

  1. Il nostro scopo primario è quello di salvare la vita all'infortunato;

  2. in secondo luogo di evitare che si aggravino le sue condizioni;

  3. ed infine di facilitare l'attesa o il trasporto.

Priorità di intervento:


Un infortunato potrebbe avere più di una lesione; la priorità va data nell'ordine alle emergenze di seguito elencate. Anche nel caso di più infortunati diamo la precedenza ai casi più urgenti:

  1. Blocco respiratorio

  2. Arresto cardiaco

  3. Emorragie

  4. Perdita di coscienza

  5. Ferite

  6. Fratture

Aiutiamo sempre a superare lo stato di shock.


Priorità degli organi da esaminare:

Se la vittima è cosciente ci potrà aiutare nell'individuazione delle lesioni.

Non sempre il danno maggiore è quello più doloroso.

Se ci sono più infortunati non è detto che chi urla di più sia quello che corre più pericolo.

In ogni caso, se il ferito è incosciente, accertiamo i danni aiutandoci con la vista, con il tatto (toccando il meno possibile), con l'olfatto e con l'udito, seguendo l'ordine sotto descritto:

  1. TESTA

Sentiamo se il battito cardiaco è regolare al polso carotideo. (Poggiamo le due dita indice e medio sull'arteria che si trova sul collo all'incirca sotto l'orecchio).

Controlliamo che la respirazione (frequenza, rumore, ...) dell'infortunato e che in bocca non vi siano corpi estranei.

Osserviamo contemporaneamente le due pupille. Devono essere della stessa grandezza, altrimenti indicano una compressione celebrale o un ictus. Il bianco degli occhi non deve essere iniettato di sangue.

Parliamogli all'orecchio, per verificare se è cosciente.

La fuoriuscita di sangue o liquido chiaro dal naso o dalle orecchie può segnalare una lesione celebrale.

Se il volto è pallido o cianotico, la respirazione è difficoltosa.

Accertiamoci se la fronte è calda o fredda e se la pelle è sudata o secca.

Annusiamo l'odore dell'alito. Controlliamo il colore delle labbra (se sono bruciate o scolorite è stato ingerito un corrosivo). Se le mucose interne sono bluastre c'è insufficienza respiratoria.

Cerchiamo gonfiori, affossamenti (fratture) o emorragie passando le mani sul cuoio capelluto.

Se troviamo una piastrina al collo dell'infortunato leggiamo eventuali indicazioni di malattie o di allergie e i dati del suo gruppo sanguigno ...

  1. COLONNA VERTEBRALE

Dopo aver sbottonato gli abiti cerchiamo (con moltissima cautela e delicatezza) con le dita le possibili irregolarità della colonna vertebrale, prima dietro il collo, quindi, inserendo le mani nell'incavo dei reni, controlliamo se ci sono irregolarità o gonfiori nelle vertebre.

  1. TRONCO

Verifichiamo se le costole sono regolari e senza pressioni. Tocchiamo lo sterno, le spalle e il bacino per scoprire eventuali fratture. Facciamo attenzione ai segni di incontinenza urinaria o anale. Controlliamo che non ci siano ferite soffianti (che aspirano aria) sul torace.

  1. ARTI INFERIORI E SUPERIORI

Esaminiamo le cosce, le ginocchia, le caviglie e i piedi.

Cerchiamo eventuali braccialetti d'identità e di segnalazione. Osserviamo le braccia, i polsi, le mani e le dita.

Risposta agli stimoli di una persona incosciente

Se una persona che ha perso coscienza risponde agli stimoli il suo stato non è preoccupante, se risponde con difficoltà è più grave; se non risponde affatto è pericoloso.

Verifiche da fare:

  • risposta uditiva: parliamogli all'orecchio

  • risposta al tasso: osserviamo la reazione quando lo scuotiamo un poco e i riflessi delle palpebre quando tocchiamo le ciglia.

  • Risposta al dolore: pizzichiamogli una mano.

Se l'infortunato ha perso coscienza mettiamolo in posizione di sicurezza. (vedi oltre)

Se però non respira pratichiamogli la respirazione artificiale. (vedi oltre)

Se non gli batte il cuore facciamo il massaggio cardiaco. (vedi oltre)

Nel caso in cui il malcapitato fosse incosciente, cerchiamo, possibilmente con un testimone, nel portafoglio o nelle tasche, qualcosa che possa indicarci se soffre di alcuni disturbi ed eventuali terapie oppure allergie.

Un soggetto diabetico ha con sé delle zollette di zucchero.

Richiesta di soccorsi

Se siamo in più di un soccorritore, dopo aver accertato l'entità del danno, almeno uno resterà con l'infortunato e uno, o meglio due, se non si dispone di un cellulare o la zona non è coperta dal segnale, si recheranno a cercare soccorso. Questi ultimi devono comunicare al 112:

  • il luogo preciso dell'incidente

  • la natura e gravità dell'infortunio

  • il tipo di lesioni

  • richieste speciali se sospettiamo un avvelenamento, un attacco cardiaco o altro

  • sesso ed età dei soggetti

  • il numero di telefono da cui si sta chiedendo soccorso e il nome del chiamante per aiutare i soccorsi a trovare il luogo dell'incidente o eventuali maggiori informazioni.

Non interrompiamo la comunicazione prima che l'interlocutore abbia confermato di aver capito bene.

Aspettiamo i soccorritori e aiutiamoli a raggiungere l'infortunato.

Se invece siamo soli a prestare le prime cure, dopo avergli praticato il primo soccorso e aver messo a riparo la vittima, lasciamogli acqua e cibo e rechiamoci a cercare aiuto (sempre se non si dispone di un cellulare o radio e ci sia campo per effettuare la chiamata. Non sempre in montagna c'è la copertura adeguata per effettuare le chiamate).

Respirazione artificiale

Accostiamo l'orecchio alla bocca dello sventurato. Se sentiamo il suo respiro e vediamo che muove il torace e l'addome (poggiamo una mano sullo sterno) va bene, altrimenti pratichiamo la respirazione artificiale.

Prima però bisogna preparare il soggetto.

  • Liberiamo le vie aeree. Con due dita poste ad uncino e ricoperte da un fazzoletto, togliamo gli eventuali corpi estranei dalla bocca (vomito, protesi, cibo, ...).

  • Iperestendiamo il capo. Dopo aver disteso l'infortunato, con una mano sotto la nuca e con l'altra sulla fronte, iperestendiamo il capo rovesciandolo un po' indietro. Solleviamogli il mento verso l'alto.

Queste operazioni servono a riportare la lingua in avanti.

Respirazione bocca a bocca

Consiste nel soffiare l'aria da noi inspirata nei polmoni dell'infortunato; questa contiene il 16% di ossigeno, mentre il 5% è sufficiente allo scopo.

  1. Prepariamo il malcapitato come descritto sopra.

  2. Chiudiamogli il naso con una mano, mentre l'altra è posizionata sotto il collo. Poggiamo a ventosa la nostra bocca sulla sua e soffiamo l'aria.

  3. Le prime tre insufflazioni vanno fatte rapidamente. Poi seguiamo il ritmo di 16 respirazioni al minuto.

  4. Alziamo il nostro capo ad ogni insufflazione per osservare il torace. Controlliamo anche il polso per assicurarci che il cuore sia attivo. Se non batte pratichiamo il massaggio cardiaco.

  5. Se il torace no si espande, liberiamo meglio le vie respiratorie e iperestendiamo di nuovo la testa.

Possiamo praticare anche la respirazione bocca – naso (tappiamo la bocca e soffiamo nel naso). Per i bambini più piccoli seguiamo il metodo bocca – naso e bocca (insuffliamo l'aria contemporaneamente nel naso e nella bocca).

Questo metodo non va praticato in certi casi di avvelenamento, per non intossicarci; quando c'è veleno intorno alla bocca o dentro; quando il vomito continua.
 

Massaggio cardiaco

(non effettuare se il paziente ha il cuore in funzione anche se rallentato, il massaggio cardiaco lo bloccherebbe).

Di solito insieme al massaggio cardiaco bisogna effettuare anche la respirazione artificiale.

  1. Mettiamo il paziente su un fondo rigido.

  2. Inginocchiamoci di lato al soggetto, poniamo il palmo della mano sopra la parte bassa dello sterno, immediatamente sopra la sua appendice.

  3. Mettiamo l'altro palmo della mano sopra il primo e, a braccia tese, spostiamo il busto in avanti premendo sul torace finché le braccia saranno verticali.

  4. Dobbiamo abbassare il torac di 3 cm. (per un adulto), al ritmo di 50/60 volte al minuto. (Fate attenzione, si potrebbe rompere qualche costola).

Se siamo soli, ogni 10 compressioni iperstendiamo di nuovo il capo dell'infortunato e pratichiamo due insufflazioni. Ogni minuto controlliamo il polso.

Se siamo in due, ogni 5 compressioni del primo soccorritore il secondo fa una insufflazione (il secondo soccorritore si metterà in ginocchio accanto al paziente dal lato opposto al primo soccorritore).

Cessiamo il massaggio cardiaco appena il cuore riprende a battere.

Continuiamo la respirazione artificiale finché il respiro non torna autonomo.

Quando il sangue ossigenato riprende a circolare il volto dell'infortunato riacquista colore.

CON I BAMBINI

Le insufflazioni devono essere 20 al minuto. Le compressioni vanno eseguite con una sola mano, ad un ritmo di 80 al minuto, con uno spostamento di circa 2,5 cm.

CON I NEONATI E BAMBINI PICCOLI

Da 20 a 30 insufflazioni e 100 compressioni eseguite con due dita, più in alto del normale, con uno spostamento del torace di 1,5 – 2 cm.

Il polso

Possiamo sentire se il cuore batte ponendo le dita su alcuni punti del corpo dell'infortunato, dove la circolazione arteriosa è più superficiale: al collo, all'inguine, al polso sul lato del pollice, sul lato interno del gomito.

Utilizzare le due dita indice e medio per il controllo del battito (se si usa il pollice, ascoltiamo il nostro battito e sicuramente lo sentiamo attivo!!).

Posizione laterale di sicurezza

Una persona incosciente che respira e il cui cuore pulsa regolarmente, dobbiamo metterla in posizione di sicurezza, se non sospettiamo lesioni alla colonna vertebrale.

  1. Slacciamo gli indumenti che stringono (cinte, colletti, ...)

  2. Iperstendiamo il capo e apriamogli la bocca; liberiamola da eventuali corpi estranei

  3. Facciamo combaciare al corpo il braccio del malcapitato che sta al nostro lato

  4. Pieghiamo l'altro braccio sul petto

  5. Pieghiamo la gamba che sta al nostro lato

  6. Afferriamo l'anca e la spalla dell'infortunato, sul lato opposto al nostro, e rovesciamolo di fianco verso di noi.

  7. Iperstendiamo un po' il capo e sistemiamo gli arti in maniera che il corpo si stabilizzi.

Lo shock

Lo stato di shock è dovuto alla diminuzione dell'apporto di sangue al cervello, per una emorragia o per una eccessiva vasodilatazione, in conseguenza di un trauma, di una ferita o della eccessiva perdita di liquidi.

Si aggrava con il dolore e con l'esposizione al freddo.

Se non curato può condurre alla morte.

Il soggetto è pallido, sbadiglia, ha l'affanno, ha la pelle fredda, si sente debole, ha sete, ha freddo, può vomitare.

Agiamo subito!

Hanno precedenza solo le emorragie e l'arresto respiratorio o cardiaco.

  • Mettiamo a riparo l'infortunato

  • Sdraiamolo con le gambe sollevate. (in mancanza di altro possiamo utilizzare una sedia sdraiat sotto le gambe del paziente)

  • Se presenta lesioni particolari mettiamolo nella posizione più adatta e più comoda

  • Allentiamo gli indumenti stretti senza farlo raffreddare

  • Alleviamo il dolore per quanto possibile e curiamo le ferite

  • Copriamolo senza scaldarlo troppo e senza farlo sudare

  • Se non sospettiamo emorragie interne diamogli da bere, poco e spesso, dell'acqua o del tè

  • Rassicuriamolo

  • Evitiamo il rumore e aiutiamolo a superare eventuali stati di panico

  • Controlliamo la respirazione e il battito cardiaco, stando pronti ad intervenire

  • Trasportiamolo in ospedale

Perdita di coscienza

Una persona può perdere coscienza per varie cause: crisi cardiaca, asfissia, ictus celebrale, shock, trauma cranico, svenimento, avvelenamento ...

E' importante scoprire le cause, agire presto e chiamare soccorso.

  • Controlliamo il respiro e il battito cardiaco e liberiamo le vie aeree

  • Se respira mettiamolo in posizione di sicurezza e copriamolo con una coperta

  • Esaminiamo l'infortunato per capire la causa del malore

  • Ogni 10 minuti verifichiamo la risposta agli stimoli

Non diamogli niente per bocca (niente liquidi) se è incosciente. Non lasciamolo solo.

Svenimento

E' una momentanea perdita di coscienza per il mancato afflusso di sangue al cervello conseguente ad una forte emozione, o per ipoglicemia dovuta al digiuno ecc.:

  • sdraiamo il soggetto

  • liberiamo le vie aeree, solleviamogli un po' le gambe, mettiamolo in posizione di sicurezza

  • allentiamo gli abiti e facciamogli aria

  • controlliamo il respiro.

Tranquillizziamolo e non diamogli alcolici, non schiaffeggiamolo e non gettiamogli acqua in viso.

Ferite

Le ferite comportano pericolo di emorragia e di infezione.

Possono essere semplici che possiamo curare da soli, e gravi, che necessitano di intervento medico.

Vi sono diversi tipi di ferite:

  • DA TAGLIO: causate da una lama; possono sanguinare molto

  • DA PUNTA: prodotta da chiodi, forbici, ecc; più è fonda più c'è rischio di infezione; possono causare lesioni interne

  • LACERE: con la pelle lacerata dall'artiglio o dal morso di un animale, dal filo di ferro; sanguinano meno ma si infettano facilmente

  • LACERO-CONTUSE: generate da una caduta o da un corpo contundente; possono essere associate a ecchimosi e a fratture

  • ESCORIAZIONI: dovute per lo più ad una caduta, c'è una abrasione della pelle; si possono infettare per la presenza di sabbia e di altri corpi estranei

  • DA ARMA DA FUOCO: provocano gravi lesioni ed emorragie interne; il proiettile crea un foro di entrata e, se fuoriesce, anche uno in uscita più grande, dal quale può prodursi una emorragia

Medicazioni

  • Laviamo e disinfettiamo le mani.

  • Allarghiamo i lembi della ferita per verificare l'eventuale presenza di detriti che asporteremo con una garza o con pinze disinfettate sula fiamma e con molta acqua.

  • Puliamo la ferita procedendo da questa verso l'esterno usando sempre il lato pulito di una garza sterile.

  • Disinfettiamo con un disinfettante non alcolico senza usare pomate o polveri antibiotiche.

  • Se la ferita è profonda o slabbrata va suturata dal medico.

  • Possiamo fare una sutura di emergenza unendo i lembi e fissandoli con dei cerotti a farfalla.

  • Copriamo la ferita con garza sterile e del cotone posto sopra questa (mai direttamente sulla ferita per non farvi inserire peli), quindi fasciamo. Se si tratta di una piccola ferita usiamo un cerotto sterile medicato.

  • Se il ferito non è vaccinato deve essere trasportato dal medico per praticare l'antitetanica.

Distorsioni –Lussazioni – Fratture

Le distorsioni sono le cosiddette “storte” che coinvolgono le articolazioni interessando i muscoli e i tendini.

Il dolore rende difficile muovere l'arto; possono comparire ecchimosi e gonfiore (per un versamento di sangue). Possono esserci danni ai tessuti (strappi).

  • Applichiamo del ghiaccio o pezze imbevute in acqua fredda per circa mezz'ora

  • Fasciamo la parte con una benda elastica dopo aver applicato una pomata.

  • Possiamo somministrare un antinfiammatorio e, se necessario, un antidolorifico.

Se abbiamo dubbi circa l'entità del danno trattiamo la lesione come se fosse una frattura.

Le lussazioni si hanno quando un osso fuoriesce dalla sua sede articolare. Si produce un evidente deformazione del corpo. La parte si gonfia e presenta un'ecchimosi. Il dolore è intenso e l'arto impossibilitato a muoversi.

  • immobilizziamo la parte lesa senza tentare di reinserire l'arto nella sua sede. Poniamo un maglione arrotolato sotto l'ascella (se la lussazione riguarda la spalla). Trasportiamo l'infortunato in ospedale.

Le fratture sono le rotture di un osso provocate da un trauma.

Possono essere chiuse se non forano la pelle, ed esposte quando l'osso fuoriesce all'esterno o quando una ferita arriva fino all'osso fratturato. Queste ultime sono pericolose perché si infettano facilmente e infettano anche il tessuto molle interno all'osso.

Ambedue i tipi di fratture possono essere complicate quando ledono un vaso sanguigno, un nervo, ...

Le fratture più pericolose sono quelle della colonna vertebrale, della testa e quelle complicate del torace.

Sintomi:

dolore intenso; gonfiore ed ecchimosi (può essere ritardata); deformazione dell'arto; rumore o crepitio avvertito dal malcapitato per lo sfregamento delle superfici dell'osso fratturato; possibile stato di shock. Alcuni di questi sintomi possono mancare.

Intervento:

  • Interveniamo solo se ritarda il soccorso qualificato o in casi estremi

  • Osserviamo la parte lesa senza muoverla e confrontiamola con l'arto sano

  • Immobilizziamo la parte fratturata con precauzione per non provocare dolore, senza muoverla e senza bloccare la circolazione del sangue. Tra le stecche e l'arto ci deve essere una imbottitura

  • Curiamo lo shock e diamo da bere

  • Trasportiamo l'infortunato in ospedale

  • Possiamo somministrare un antidolorifico (con soggetto cosciente)

Se c'è pericolo di morte (incendi, ...) dobbiamo spostare l'infortunato prima di immobilizzare l'arto.

In caso di fratture esposte prima di immobilizzare l'arto copriamo l'osso e la ferita con una garza sterile, proteggiamolo con una ciambella (fatta con un foulard pulito e arrotolato, da porre intorno all'osso) e fasciamo con delicatezza.

  • Il blocco respiratorio, l'emorragia e lo stato di incoscienza hanno la precedenza sulle fratture.


Immobilizzazione:

Se è coinvolto un piede e non sospettiamo che sanguini possiamo immobilizzarlo con tutta la scarpa, dopo averla slacciata, coinvolgendo il piede sano.

Se invece si tratta della mano e dell'avambraccio o del braccio, dopo averlo poggiato su una stecca, fasciamolo con un foulard e blocchiamo l'arto al torace.


Frattura della colonna vertebrale:

La spina dorsale è formata da una serie di anelli ossei dentro i quali è alloggiato il midollo spinale costituito da fibre nervose, le quali trasmettono gli impulsi nervosi alle varie parti del corpo. Una lesione alle vertebre può danneggiare il midollo provocando una paralisi più o meno estesa alle parti del corpo sottostanti.

Poiché la paralisi è definitiva, se sospettiamo questo tipo di infortunio, non dobbiamo assolutamente muovere il soggetto, per evitare ulteriori danni.

I sintomi sono:

un forte dolore alla schiena; impossibilità a muovere braccia e gambe (diciamogli di muovere le dita e le caviglie); insensibilità (non percepisce quando gli tocchiamo gli arti). Palpando leggermente possono presentarsi delle irregolarità.

Chiamiamo subito i soccorsi specificando di portare l'attrezzatura adatta (barella a cucchiaio, ecc..). Nel frattempo teniamolo coperto e al caldo, mettiamogli degli indumenti intorno al corpo per impedirgli i movimenti, blocchiamogli la testa.

Possono spostarlo solo persone esperte.

Se siamo costretti a spostarlo non dovremo fargli piegare la schiena e dovremo essere almeno in tre.

  • uno sostiene la testa, infilando una mano sotto la nuca e l'altra tra le scapole. Uno sostiene le gambe: un avambraccio sotto i polpacci e l'altro sotto le cosce. Il terzo, a cavalcioni sullo sventurato, sostiene il corpo ponendo le mani sotto la vita. Solleviamo l'infortunato con delicatezza e contemporaneamente, a comando.

    I due che sollevano la testa e le gambe devono tirare verso se stessi per mantenere ferma la schiena della vittima. Disponiamo il corpo su un piano rigido (una tavola, una porta...). Poniamo una sciarpa sotto il collo e sotto l'incavo lombare.

Se sospettiamo una frattura delle vertebre cervicale allentiamo i vestiti e applichiamo un collare di emergenza, senza muovere il collo, utilizzando un giornale o un foulard. Trattiamolo cone un caso di frattura della colonna vertebrale.

Avvelenamento

Possiamo essere avvelenati da una sostanza tossica quando la ingeriamo, la respiriamo, se la assorbiamo attraverso la pelle o se ci viene trasmessa dal morso di un animale.

Alcuni veleni bloccano il funzionamento degli organi vitali (cuore, respiro) agendo sul sistema nervoso, altri impediscono il trasporto di ossigeno.

I sintomi dipendono dal tipo di veleno e dalla sua diffusione nel corpo.

Possono comparire nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, ustioni intorno alla bocca se è stata ingerita una sostanza caustica. Danni al sistema nervoso, cefalea, sintomi di asfissia.

Gli avvelenamenti più gravi sono quelli che hanno un effetto ritardato e i cui sintomi compaiono dopo 12-36 ore. E' il caso di alcuni funghi mortali o del botulino (un germe presente nei cibi conservati in scatola, sott'olio, o negli insaccati).

Una intossicazione da botulino presenta oltre ai normali sintomi, arresto della salivazione, paralisi, perdita della voce.

L'avvelenamento da funghi porta anche pallore, sudore freddo, sete, confusione, vertigini, delirio, tremori, collasso fino al coma.

Prevenzione

  • gettiamo le scatole di conserve che hanno il coperchio rigonfio

  • non mangiamo carni frollate

  • raccogliamo solo funghi e bacche conosciuti

Intervento

  • Se sopravviene un blocco respiratorio o cardiaco interveniamo con la rianimazione, stando attenti che eventuali residui di veleno intorno alla bocca non ci intossichino.

  • Se è incosciente mettiamolo in posizione di sicurezza.

  • Cerchiamo di sapere di quale veleno si tratta raccogliendo più dati possibili da testimoni ed osservando gli oggetti che stanno intorno all'infortunato o da lui stesso. Raccogliamo eventuali campioni del veleno o del vomito.

  • Quando il trasporto in ospedale avviene in breve tempo non provochiamo il vomito.

  • Mettiamoci in contatto con un centro antiveleni.

Solo se il soccorso medico o il trasporto in ospedale comportano ritardi usiamo i seguenti accorgimenti.

Veleni ingeriti:

  • Non facciamo vomitare se si tratta di veleni caustici (varecchina, acido muriatico, soda caustica, ...)o di derivati dal petrolio (benzina, gasolio, miscele, ...), perché la sostanza rigurgitata causerebbe altri danni.

  • Provochiamo il vomito per gli altri veleni (compresi funghi e piante velenose) se i sintomi si presentano poche ore dopo l'ingestione. Stimoliamo la faringe con un dito oppure diamo da bere 200 cc. Di acqua tiepida con due cucchiai di sale.

  • Antidoto: sia per i veleni caustici sia per gli altri possiamo dar da bere ½ litro di acqua o di latte miscelati con 4 bianchi d'uovo sbattuti, o ½ litro di latte, o al limite solo acqua.

Il congelamento

Il congelamento colpisce le parti del corpo esposte al freddo con temperature sotto lo 0, in particolare le mani, i piedi e il volto.

I tessuti appaiono pallidi e duri, l'infortunato prova formicolio, bruciore e intorpidimento.

Successivamente l'arto si gonfia, diviene marmoreo, appaiono delle bolle.

Infine alcune zone diventano scure e l'arto va in cancrena.

Possiamo procedere al soccorso solo quando siamo certi di stare in un luogo riparato e sicuro. Il soggetto infatti, una volta assistito, non deve riprendere il cammino e può essere trasportato solo ben protetto.

  • Non bisogna esporre la parte lesa a fonti di calore intenso (fuoco, acqua calda, ...) ne dobbiamo massaggiarla.

  • Una volta scoperta con delicatezza la parte, mettiamola in acqua tiepida finché non riprende il colore naturale. Possiamo anche mettere l'arto a contatto di pelle con il suo stesso corpo o con in nostro. Scaldiamo il viso con le nostre mani.

  • Copriamo infine la parte con panni caldi e asciutti.

  • Non foriamo le bolle ma trattiamole con disinfettante non alcolico.

  • Diamo da bere bevande calde. Escludiamo tassativamente l'alcool perché favorisce il congelamento.

Colpo di sole

E' un aumento della temperatura corporea causato dall'esposizione prolungata ai raggi solari in periodi caldi.

Rappresenta un pericolo perché le cellule celebrali oltre una certa temperatura non possono sopravvivere. Bisogna evitare l'esposizione prolungata ai raggi solari.

I disturbi possono essere gravi: disturbi nervosi, elevata sudorazione, spossatezza, polso leggero e frequente, mal di testa, vomito, stato di shock, temperatura corporea elevata, e se non si interviene prontamente perdita di coscienza e coma.

  • Mettiamo l'infortunato semiseduto in un luogo fresco e all'ombra e togliamogli gli abiti.

  • Se perde coscienza mettiamo in posizione di sicurezza.

  • Con un oggetto facciamogli vento sul viso.

  • Passiamogli ripetutamente una spugna o un panno bagnato fresco su tutto il corpo. Per questo scopo anche l'alcool va bene.

  • Appena si riprende diamogli da bere acqua fresca con un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero. Deve bere perché è disidratato.

  • Controlliamo la temperatura.

  • Portiamolo in ospedale.

Mal di montagna

La carenza di ossigeno e la caduta di pressione in alta quota sono i maggiori responsabili dello stato di malessere conosciuto come mal di montagna.

L'organismo si adatta aumentando la quantità di globuli rossi che trasportano ossigeno e intensificando l'attività respiratoria e cardiaca.

Finché non ci saremo adattati a queste nuove condizioni ambientali non dovremo sottoporci a sforzi. Avremo bisogno di un paio di giorni per acclimatarci.

Quando ci trasferiamo repentinamente sopra i 2.500 metri insorgono certi disturbi: affanno e palpitazione, mal di testa, vertigini, spossatezza, nausea, pallore.

Con il riposo e l'acclimatamento la situazione spontaneamente. Somministriamo bevande calde stimolanti come il tè.

Le sindromi gravi si manifestano con l'affanno respiratorio anche a riposo, tosse, disturbi nervosi, confusione mentale, sangue nello sputo, cianosi, febbre, e infine il coma.

In questi casi il paziente va posto in posizione semiseduta e trasportato a valle al più presto possibile. Giova l'inalazione di ossigeno.

Morso di animali

Il morso di qualsiasi animale produce ferite che si possono infettare facilmente e alcuni (delle volpi, dei cani ...) possono trasmettere la rabbia (una malattia mortale).

  • laviamo la ferita con acqua e sapone e disinfettiamola con una sostanza non alcolica.

  • Cerchiamo di catturare l'animale e portiamolo da un veterinario, oppure se domestico, prendiamo contatto con il padrone per avere la documentazione della relativa vaccinazione.

  • Nei casi dubbi o se non abbiamo informazioni sull'animale dobbiamo accompagnare lo sventurato al pronto soccorso per sottoporlo a trattamento antirabbico.

Morso di vipera

Il morso di vipera è riconoscibile per i due forellini dei denti incisivi.

La vittima presenta un edema locale e dolore vivo.

Dopo circa 20 minuti sopravvengono man mano: mal di testa, vertigini, malessere generale, calo di pressione, angoscia, vomito, diarrea con sangue; difficoltà respiratorie, infine sudorazione fredda e salivazione.

Dopo due ore i sintomi si aggravano.

Il soggetto è in forte stato di shock.

Per un uomo adulto un solo morso non è mortale, anche se può avere conseguenze sul sistema nervoso. Il morso può portare alla morte se si tratta di un bambino, di un cardiopatico, se la parte lesa è il collo o il viso, se il veleno viene iniettato in un vaso sanguigno.

La cura consiste nella somministrazione del siero antiofidico sotto stretto controllo medico quindi portare immediatamente all'ospedale l'infortunato cercando di muovere la parte lesa il meno possibile.

Il nostro compito è quello di rallentare la diffusione del veleno fino al ricovero dell'infortunato.

  • Poniamo un laccio emostatico (o un fazzoletto ripiegato), non troppo stretto, temporaneamente, qualche cm. sopra la ferita verso il cuore; il laccio va rimosso ogni 15 minuti e risistemato più in alto. Non deve fermare la circolazione arteriosa (polso); deve passarvi un dito.

  • Puliamo con molta acqua la ferita, cerchiamo di far uscire un po' di sangue dalla ferita per far uscire il veleno.

  • Disinfettiamo la ferita con una soluzione non alcolica (l'alcool è dannoso perché fissa il veleno). Neutralizziamo il veleno con permanganato di potassio o con della candeggina, se l'abbiamo. Fatto ciò, togliamo il laccio emostatico.

  • Fasciamo la parte e l'intero arto, sia sopra che sotto la ferita, senza interrompere la circolazione arteriosa, e immobilizziamo l'arto come per una frattura. In questo modo rallenteremo la diffusione del veleno.

  • Curiamo lo stato di shock.

  • Mettiamo una borsa di ghiaccio sulla parte.

  • Non facciamo muovere l'infortunato e calmiamolo, per non accelerare la diffusione del veleno.

  • Diamo da bere tè o caffè forti o somministriamo dei cardiotonici.

Scorpioni

La puntura dello scorpione provoca dolore vivo, arrossamento e gonfiore. In Italia il veleno degli scorpioni non è mortale, tuttavia il trauma è forte soprattutto nei bambini.

Punture di insetti

Le punture di api, vespe o calabroni producono dolore vivo, gonfiore e arrossamento, ma essendo minima la quantità di veleno iniettata non rappresentano un pericolo, salvo alcune eccezioni.

Casi non gravi: dopo aver estratto il pungiglione con le pinzette, spalmiamo una pomata antistaminica o un po' di ammoniaca diluita con l'acqua su un batuffolo di cotone.

Punture in gola: diamo del ghiaccio da succhiare e facciamo sciacqui di acqua fredda molto salata per ridurre il gonfiore. Stiamo pronti ad intervenire con la respirazione artificiale. Manteniamo libere le vie aeree. Trasportiamo la vittima immediatamente dal medico.

Trasporto di un infortunato

La decisione di trasportare un infortunato è delicata e va valutata attentamente.

La cosa migliore da fare con feriti o ammalati gravi è quella di attendere i soccorsi qualificati in ambulanza o in elicottero.

A volte però l'infortunato va spostato comunque. In questi casi dobbiamo rimuoverlo con delicatezza e con metodo, e, se necessario, disporlo su una barella (anche improvvisata).

Procediamo rapidamente se il soggetto corre pericolo di vita e non è possibile attendere i soccorsi (morso di vipera, emorragia, ...) purché siamo in numero sufficiente.

Se la vittima ha una frattura alla colonna vertebrale dobbiamo spostarlo solo per salvarlo da pericoli immediati, come un incendio, avendo cura di sollevarlo e di disporlo su una barella rigida senza muovere la colonna vertebrale.

Tecniche semplici

Quando il soggetto è in grado di camminare possiamo aiutarlo sostenendolo.

Per brevi tragitti, in caso di emergenza, se le condizioni dell'infortunato lo consentono, possiamo trascinarlo per gli avambracci, a spalla, oppure “a cavalluccio”.

Tecnica della presa a "pompiere"

E' il metodo usato per il trasporto di persone leggere se vogliamo avere un braccio libero.


Materiale di pronto soccorso

Il contenitore deve essere robusto e impermeabile, come quelli di plastica per conservare gli alimenti in frigo, di dimensioni tali da poter essere riposto nello zaino.

E' meglio dividere il materiale per tipo di intervento: ferite, distorsioni, pillole varie.

Registriamo e controlliamo spesso le scadenze dei prodotti.

Disinfettiamo gli attrezzi prima di usarli e di riporli.

La quantità del materiale e dei medicinali dipende dalla durata del trekking e dal numero dei partecipanti.

Nella cassetta di pronto soccorso devono esserci:

  • alcune salviette disinfettanti per le mani oppure un pezzo di sapone neutro

  • Un termometro

  • una pinzetta depilatoria

  • un paio di forbicine a punte arrotondate

  • 2 lamette da barba

  • varie spille di sicurezza (da balia)

  • una busta di guanti monouso

  • 2 triangoli di tessuto (mt. 1 di lato)

  • 1 laccio emostatico

  • cotone idrofilo

  • 2/3 pacchetti di garze sterili (10x!0)

  • 1 rotolo di cerotto

  • 1 confezione di cerotti medicati di varie grandezze

  • 1 metro di rete elastica da medicazione

  • 1 boccetta di disinfettante non alcolico

  • 1 flacone di acqua ossigenata

  • 1 benda elastica

  • 1 tubetto di pomata contro le distorsioni

  •  ghiaccio sintetico spray

  • 1 tubetto di pomata antistaminica (contro le punture di insetti)

  • 1 tubetto di pomata per ustioni

  • aspirina

  • alcune bustine di zucchero

  • sale da cucina

Materiale minimo indispensabile:

  • flaconcino disinfettante

  • forbicette

  • cotone idrofilo

  • 1 confezione di garza sterile

  • 1 benda da 5 cm.

  • Cerotti medicati

  • aspirina

  • 1 benda elastica

  • antidolorifico

  • 1 tubetto di pomata antistaminica (contro le punture di insetti)


 

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Ultimo aggiornamento: 23-07-10

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