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In montagna non possiamo affidarci alla buona sorte o agli scongiuri per evitare o per affrontare i possibili incidenti: dobbiamo contare solo su noi stessi, la nostra prudenza, sulle nostre capacità e sull'attrezzatura. L'attrezzatura di emergenza e di primo soccorso non deve mai mancarci. In caso di incidente siamo chiamati a prestare il primo soccorso in attesa di personale qualificato o durante il trasporto in ospedale. Un soccorritore maldestro o inesperto rischia di causare ulteriori danni. Non è la generosità il fattore principale, né d'altra parte possiamo negare aiuto trincerandoci dietro la nostra incompetenza. Non ci dobbiamo avventurare in montagna se nel gruppo non c'è almeno un esperto o quantomeno senza mettere nello zaino un prontuario di primo soccorso. Nei trekking, soprattutto nei paesi extraeuropei, una infezione intestinale comprometterebbe seriamente la nostra traversata. Seguendo elementari regole di igiene eviteremo fastidiose e a volte gravi malattie. Non beviamo mai da fonti dubbie senza sterilizzare l'acqua. Non beviamo liquidi troppo freddi soprattutto se siamo accaldati. Mangiamo frutta e verdura per garantirci una regolare funzione intestinale. Assimiliamo cibi facilmente digeribili e protetti da contenitori sicuri, adatti “per alimenti”. Controlliamo le scadenze dei prodotti. Evitiamo di fare il bagno in acque stagnati. Curiamo la pulizia del corpo per ridurre i rischi che eventuali ferite si infettino. Laviamoci ogni volta che possiamo. Puliamoci le mani prima di mangiare e disinfettiamole prima di curare una ferita. Non facciamoci mancare il sonno, importante per il normale recupero della stanchezza, magari utilizziamo blandi sonniferi naturali come la valeriana o la camomilla. Portiamo con noi le medicine necessarie in rapporto alla durata del trekking, alla zona dove si svolge e al numero di partecipanti. Sottoponiamoci alle vaccinazioni consigliate (l'antitetanica è comunque importante). Inseriamo nel nostro portadocumenti un cartoncino con scritti:
Queste notizie potrebbero essere utili ai soccorritori in caso di incidente. La miglior cura è la prevenzione. Avere l'antivipera nello zaino non ci autorizza ad intrufolare imprudentemente le mani nei rovi. Per ridurre al minimo le probabilità di infortuni dobbiamo usare prudenza. Un'altra regola fondamentale in caso di incidente è quella di mantenere la calma e di raccogliere le idee, consultando se necessario, il manuale di primo soccorso, che avremo sistemato a portata di mano. I pochi secondi persi a questo scopo ci eviteranno di fare grossolani errori e ulteriori danni. Non accalchiamoci intorno all'infortunato.
Aiutiamo sempre a superare lo stato di shock.
Se la vittima è cosciente ci potrà aiutare nell'individuazione delle lesioni. Non sempre il danno maggiore è quello più doloroso. Se ci sono più infortunati non è detto che chi urla di più sia quello che corre più pericolo. In ogni caso, se il ferito è incosciente, accertiamo i danni aiutandoci con la vista, con il tatto (toccando il meno possibile), con l'olfatto e con l'udito, seguendo l'ordine sotto descritto:
Sentiamo se il battito cardiaco è regolare al polso carotideo. (Poggiamo le due dita indice e medio sull'arteria che si trova sul collo all'incirca sotto l'orecchio). Controlliamo che la respirazione (frequenza, rumore, ...) dell'infortunato e che in bocca non vi siano corpi estranei. Osserviamo contemporaneamente le due pupille. Devono essere della stessa grandezza, altrimenti indicano una compressione celebrale o un ictus. Il bianco degli occhi non deve essere iniettato di sangue. Parliamogli all'orecchio, per verificare se è cosciente. La fuoriuscita di sangue o liquido chiaro dal naso o dalle orecchie può segnalare una lesione celebrale. Se il volto è pallido o cianotico, la respirazione è difficoltosa. Accertiamoci se la fronte è calda o fredda e se la pelle è sudata o secca. Annusiamo l'odore dell'alito. Controlliamo il colore delle labbra (se sono bruciate o scolorite è stato ingerito un corrosivo). Se le mucose interne sono bluastre c'è insufficienza respiratoria. Cerchiamo gonfiori, affossamenti (fratture) o emorragie passando le mani sul cuoio capelluto. Se troviamo una piastrina al collo dell'infortunato leggiamo eventuali indicazioni di malattie o di allergie e i dati del suo gruppo sanguigno ...
Dopo aver sbottonato gli abiti cerchiamo (con moltissima cautela e delicatezza) con le dita le possibili irregolarità della colonna vertebrale, prima dietro il collo, quindi, inserendo le mani nell'incavo dei reni, controlliamo se ci sono irregolarità o gonfiori nelle vertebre.
Verifichiamo se le costole sono regolari e senza pressioni. Tocchiamo lo sterno, le spalle e il bacino per scoprire eventuali fratture. Facciamo attenzione ai segni di incontinenza urinaria o anale. Controlliamo che non ci siano ferite soffianti (che aspirano aria) sul torace.
Esaminiamo le cosce, le ginocchia, le caviglie e i piedi. Cerchiamo eventuali braccialetti d'identità e di segnalazione. Osserviamo le braccia, i polsi, le mani e le dita. Risposta agli stimoli di una persona incosciente Se una persona che ha perso coscienza risponde agli stimoli il suo stato non è preoccupante, se risponde con difficoltà è più grave; se non risponde affatto è pericoloso. Verifiche da fare:
Se l'infortunato ha perso coscienza mettiamolo in posizione di sicurezza. (vedi oltre) Se però non respira pratichiamogli la respirazione artificiale. (vedi oltre) Se non gli batte il cuore facciamo il massaggio cardiaco. (vedi oltre) Nel caso in cui il malcapitato fosse incosciente, cerchiamo, possibilmente con un testimone, nel portafoglio o nelle tasche, qualcosa che possa indicarci se soffre di alcuni disturbi ed eventuali terapie oppure allergie. Un soggetto diabetico ha con sé delle zollette di zucchero. Se siamo in più di un soccorritore, dopo aver accertato l'entità del danno, almeno uno resterà con l'infortunato e uno, o meglio due, se non si dispone di un cellulare o la zona non è coperta dal segnale, si recheranno a cercare soccorso. Questi ultimi devono comunicare al 112:
Non interrompiamo la comunicazione prima che l'interlocutore abbia confermato di aver capito bene. Aspettiamo i soccorritori e aiutiamoli a raggiungere l'infortunato. Se invece siamo soli a prestare le prime cure, dopo avergli praticato il primo soccorso e aver messo a riparo la vittima, lasciamogli acqua e cibo e rechiamoci a cercare aiuto (sempre se non si dispone di un cellulare o radio e ci sia campo per effettuare la chiamata. Non sempre in montagna c'è la copertura adeguata per effettuare le chiamate). Accostiamo l'orecchio alla bocca dello sventurato. Se sentiamo il suo respiro e vediamo che muove il torace e l'addome (poggiamo una mano sullo sterno) va bene, altrimenti pratichiamo la respirazione artificiale. Prima però bisogna preparare il soggetto.
Queste operazioni servono a riportare la lingua in avanti. Respirazione bocca a bocca Consiste nel soffiare l'aria da noi inspirata nei polmoni dell'infortunato; questa contiene il 16% di ossigeno, mentre il 5% è sufficiente allo scopo.
Possiamo praticare anche la respirazione bocca – naso (tappiamo la bocca e soffiamo nel naso). Per i bambini più piccoli seguiamo il metodo bocca – naso e bocca (insuffliamo l'aria contemporaneamente nel naso e nella bocca). Questo metodo non va praticato in certi casi di avvelenamento, per non intossicarci; quando c'è veleno intorno alla bocca o dentro; quando il vomito continua. (non effettuare se il paziente ha il cuore in funzione anche se rallentato, il massaggio cardiaco lo bloccherebbe). Di solito insieme al massaggio cardiaco bisogna effettuare anche la respirazione artificiale.
Se siamo soli, ogni 10 compressioni iperstendiamo di nuovo il capo dell'infortunato e pratichiamo due insufflazioni. Ogni minuto controlliamo il polso. Se siamo in due, ogni 5 compressioni del primo soccorritore il secondo fa una insufflazione (il secondo soccorritore si metterà in ginocchio accanto al paziente dal lato opposto al primo soccorritore). Cessiamo il massaggio cardiaco appena il cuore riprende a battere. Continuiamo la respirazione artificiale finché il respiro non torna autonomo. Quando il sangue ossigenato riprende a circolare il volto dell'infortunato riacquista colore. CON I BAMBINI Le insufflazioni devono essere 20 al minuto. Le compressioni vanno eseguite con una sola mano, ad un ritmo di 80 al minuto, con uno spostamento di circa 2,5 cm. CON I NEONATI E BAMBINI PICCOLI Da 20 a 30 insufflazioni e 100 compressioni eseguite con due dita, più in alto del normale, con uno spostamento del torace di 1,5 – 2 cm. Possiamo sentire se il cuore batte ponendo le dita su alcuni punti del corpo dell'infortunato, dove la circolazione arteriosa è più superficiale: al collo, all'inguine, al polso sul lato del pollice, sul lato interno del gomito. Utilizzare le due dita indice e medio per il controllo del battito (se si usa il pollice, ascoltiamo il nostro battito e sicuramente lo sentiamo attivo!!). Posizione laterale di sicurezza Una persona incosciente che respira e il cui cuore pulsa regolarmente, dobbiamo metterla in posizione di sicurezza, se non sospettiamo lesioni alla colonna vertebrale.
Lo stato di shock è dovuto alla diminuzione dell'apporto di sangue al cervello, per una emorragia o per una eccessiva vasodilatazione, in conseguenza di un trauma, di una ferita o della eccessiva perdita di liquidi. Si aggrava con il dolore e con l'esposizione al freddo. Se non curato può condurre alla morte. Il soggetto è pallido, sbadiglia, ha l'affanno, ha la pelle fredda, si sente debole, ha sete, ha freddo, può vomitare. Agiamo subito! Hanno precedenza solo le emorragie e l'arresto respiratorio o cardiaco.
Una persona può perdere coscienza per varie cause: crisi cardiaca, asfissia, ictus celebrale, shock, trauma cranico, svenimento, avvelenamento ... E' importante scoprire le cause, agire presto e chiamare soccorso.
Non diamogli niente per bocca (niente liquidi) se è incosciente. Non lasciamolo solo. E' una momentanea perdita di coscienza per il mancato afflusso di sangue al cervello conseguente ad una forte emozione, o per ipoglicemia dovuta al digiuno ecc.:
Tranquillizziamolo e non diamogli alcolici, non schiaffeggiamolo e non gettiamogli acqua in viso. Le ferite comportano pericolo di emorragia e di infezione. Possono essere semplici che possiamo curare da soli, e gravi, che necessitano di intervento medico. Vi sono diversi tipi di ferite:
Distorsioni –Lussazioni – Fratture Le distorsioni sono le cosiddette “storte” che coinvolgono le articolazioni interessando i muscoli e i tendini. Il dolore rende difficile muovere l'arto; possono comparire ecchimosi e gonfiore (per un versamento di sangue). Possono esserci danni ai tessuti (strappi).
Se abbiamo dubbi circa l'entità del danno trattiamo la lesione come se fosse una frattura. Le lussazioni si hanno quando un osso fuoriesce dalla sua sede articolare. Si produce un evidente deformazione del corpo. La parte si gonfia e presenta un'ecchimosi. Il dolore è intenso e l'arto impossibilitato a muoversi.
Le fratture sono le rotture di un osso provocate da un trauma. Possono essere chiuse se non forano la pelle, ed esposte quando l'osso fuoriesce all'esterno o quando una ferita arriva fino all'osso fratturato. Queste ultime sono pericolose perché si infettano facilmente e infettano anche il tessuto molle interno all'osso. Ambedue i tipi di fratture possono essere complicate quando ledono un vaso sanguigno, un nervo, ... Le fratture più pericolose sono quelle della colonna vertebrale, della testa e quelle complicate del torace. Sintomi: dolore intenso; gonfiore ed ecchimosi (può essere ritardata); deformazione dell'arto; rumore o crepitio avvertito dal malcapitato per lo sfregamento delle superfici dell'osso fratturato; possibile stato di shock. Alcuni di questi sintomi possono mancare. Intervento:
Se c'è pericolo di morte (incendi, ...) dobbiamo spostare l'infortunato prima di immobilizzare l'arto. In caso di fratture esposte prima di immobilizzare l'arto copriamo l'osso e la ferita con una garza sterile, proteggiamolo con una ciambella (fatta con un foulard pulito e arrotolato, da porre intorno all'osso) e fasciamo con delicatezza.
Se è coinvolto un piede e non sospettiamo che sanguini possiamo immobilizzarlo con tutta la scarpa, dopo averla slacciata, coinvolgendo il piede sano. Se invece si tratta della mano e dell'avambraccio o del braccio, dopo averlo poggiato su una stecca, fasciamolo con un foulard e blocchiamo l'arto al torace.
La spina dorsale è formata da una serie di anelli ossei dentro i quali è alloggiato il midollo spinale costituito da fibre nervose, le quali trasmettono gli impulsi nervosi alle varie parti del corpo. Una lesione alle vertebre può danneggiare il midollo provocando una paralisi più o meno estesa alle parti del corpo sottostanti. Poiché la paralisi è definitiva, se sospettiamo questo tipo di infortunio, non dobbiamo assolutamente muovere il soggetto, per evitare ulteriori danni. I sintomi sono: un forte dolore alla schiena; impossibilità a muovere braccia e gambe (diciamogli di muovere le dita e le caviglie); insensibilità (non percepisce quando gli tocchiamo gli arti). Palpando leggermente possono presentarsi delle irregolarità. Chiamiamo subito i soccorsi specificando di portare l'attrezzatura adatta (barella a cucchiaio, ecc..). Nel frattempo teniamolo coperto e al caldo, mettiamogli degli indumenti intorno al corpo per impedirgli i movimenti, blocchiamogli la testa. Possono spostarlo solo persone esperte. Se siamo costretti a spostarlo non dovremo fargli piegare la schiena e dovremo essere almeno in tre.
Se sospettiamo una frattura delle vertebre cervicale allentiamo i vestiti e applichiamo un collare di emergenza, senza muovere il collo, utilizzando un giornale o un foulard. Trattiamolo cone un caso di frattura della colonna vertebrale. Possiamo essere avvelenati da una sostanza tossica quando la ingeriamo, la respiriamo, se la assorbiamo attraverso la pelle o se ci viene trasmessa dal morso di un animale. Alcuni veleni bloccano il funzionamento degli organi vitali (cuore, respiro) agendo sul sistema nervoso, altri impediscono il trasporto di ossigeno. I sintomi dipendono dal tipo di veleno e dalla sua diffusione nel corpo. Possono comparire nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, ustioni intorno alla bocca se è stata ingerita una sostanza caustica. Danni al sistema nervoso, cefalea, sintomi di asfissia. Gli avvelenamenti più gravi sono quelli che hanno un effetto ritardato e i cui sintomi compaiono dopo 12-36 ore. E' il caso di alcuni funghi mortali o del botulino (un germe presente nei cibi conservati in scatola, sott'olio, o negli insaccati). Una intossicazione da botulino presenta oltre ai normali sintomi, arresto della salivazione, paralisi, perdita della voce. L'avvelenamento da funghi porta anche pallore, sudore freddo, sete, confusione, vertigini, delirio, tremori, collasso fino al coma. Prevenzione
Intervento
Solo se il soccorso medico o il trasporto in ospedale comportano ritardi usiamo i seguenti accorgimenti. Veleni ingeriti:
Il congelamento colpisce le parti del corpo esposte al freddo con temperature sotto lo 0, in particolare le mani, i piedi e il volto. I tessuti appaiono pallidi e duri, l'infortunato prova formicolio, bruciore e intorpidimento. Successivamente l'arto si gonfia, diviene marmoreo, appaiono delle bolle. Infine alcune zone diventano scure e l'arto va in cancrena. Possiamo procedere al soccorso solo quando siamo certi di stare in un luogo riparato e sicuro. Il soggetto infatti, una volta assistito, non deve riprendere il cammino e può essere trasportato solo ben protetto.
E' un aumento della temperatura corporea causato dall'esposizione prolungata ai raggi solari in periodi caldi. Rappresenta un pericolo perché le cellule celebrali oltre una certa temperatura non possono sopravvivere. Bisogna evitare l'esposizione prolungata ai raggi solari. I disturbi possono essere gravi: disturbi nervosi, elevata sudorazione, spossatezza, polso leggero e frequente, mal di testa, vomito, stato di shock, temperatura corporea elevata, e se non si interviene prontamente perdita di coscienza e coma.
La carenza di ossigeno e la caduta di pressione in alta quota sono i maggiori responsabili dello stato di malessere conosciuto come mal di montagna. L'organismo si adatta aumentando la quantità di globuli rossi che trasportano ossigeno e intensificando l'attività respiratoria e cardiaca. Finché non ci saremo adattati a queste nuove condizioni ambientali non dovremo sottoporci a sforzi. Avremo bisogno di un paio di giorni per acclimatarci. Quando ci trasferiamo repentinamente sopra i 2.500 metri insorgono certi disturbi: affanno e palpitazione, mal di testa, vertigini, spossatezza, nausea, pallore. Con il riposo e l'acclimatamento la situazione spontaneamente. Somministriamo bevande calde stimolanti come il tè. Le sindromi gravi si manifestano con l'affanno respiratorio anche a riposo, tosse, disturbi nervosi, confusione mentale, sangue nello sputo, cianosi, febbre, e infine il coma. In questi casi il paziente va posto in posizione semiseduta e trasportato a valle al più presto possibile. Giova l'inalazione di ossigeno. Morso di animali Il morso di qualsiasi animale produce ferite che si possono infettare facilmente e alcuni (delle volpi, dei cani ...) possono trasmettere la rabbia (una malattia mortale).
Il morso di vipera è riconoscibile per i due forellini dei denti incisivi. La vittima presenta un edema locale e dolore vivo. Dopo circa 20 minuti sopravvengono man mano: mal di testa, vertigini, malessere generale, calo di pressione, angoscia, vomito, diarrea con sangue; difficoltà respiratorie, infine sudorazione fredda e salivazione. Dopo due ore i sintomi si aggravano. Il soggetto è in forte stato di shock. Per un uomo adulto un solo morso non è mortale, anche se può avere conseguenze sul sistema nervoso. Il morso può portare alla morte se si tratta di un bambino, di un cardiopatico, se la parte lesa è il collo o il viso, se il veleno viene iniettato in un vaso sanguigno. La cura consiste nella somministrazione del siero antiofidico sotto stretto controllo medico quindi portare immediatamente all'ospedale l'infortunato cercando di muovere la parte lesa il meno possibile. Il nostro compito è quello di rallentare la diffusione del veleno fino al ricovero dell'infortunato.
La puntura dello scorpione provoca dolore vivo, arrossamento e gonfiore. In Italia il veleno degli scorpioni non è mortale, tuttavia il trauma è forte soprattutto nei bambini. Punture di insetti Le punture di api, vespe o calabroni producono dolore vivo, gonfiore e arrossamento, ma essendo minima la quantità di veleno iniettata non rappresentano un pericolo, salvo alcune eccezioni. Casi non gravi: dopo aver estratto il pungiglione con le pinzette, spalmiamo una pomata antistaminica o un po' di ammoniaca diluita con l'acqua su un batuffolo di cotone. Punture in gola: diamo del ghiaccio da succhiare e facciamo sciacqui di acqua fredda molto salata per ridurre il gonfiore. Stiamo pronti ad intervenire con la respirazione artificiale. Manteniamo libere le vie aeree. Trasportiamo la vittima immediatamente dal medico. La decisione di trasportare un infortunato è delicata e va valutata attentamente. La cosa migliore da fare con feriti o ammalati gravi è quella di attendere i soccorsi qualificati in ambulanza o in elicottero. A volte però l'infortunato va spostato comunque. In questi casi dobbiamo rimuoverlo con delicatezza e con metodo, e, se necessario, disporlo su una barella (anche improvvisata). Procediamo rapidamente se il soggetto corre pericolo di vita e non è possibile attendere i soccorsi (morso di vipera, emorragia, ...) purché siamo in numero sufficiente. Se la vittima ha una frattura alla colonna vertebrale dobbiamo spostarlo solo per salvarlo da pericoli immediati, come un incendio, avendo cura di sollevarlo e di disporlo su una barella rigida senza muovere la colonna vertebrale. Tecniche semplici Quando il soggetto è in grado di camminare possiamo aiutarlo sostenendolo. Per brevi tragitti, in caso di emergenza, se le condizioni dell'infortunato lo consentono, possiamo trascinarlo per gli avambracci, a spalla, oppure “a cavalluccio”. Tecnica della presa a "pompiere" E' il metodo usato per il trasporto di persone leggere se vogliamo avere un braccio libero.
Il contenitore deve essere robusto e impermeabile, come quelli di plastica per conservare gli alimenti in frigo, di dimensioni tali da poter essere riposto nello zaino. E' meglio dividere il materiale per tipo di intervento: ferite, distorsioni, pillole varie. Registriamo e controlliamo spesso le scadenze dei prodotti. Disinfettiamo gli attrezzi prima di usarli e di riporli. La quantità del materiale e dei medicinali dipende dalla durata del trekking e dal numero dei partecipanti. Nella cassetta di pronto soccorso devono esserci:
Materiale minimo indispensabile:
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info@geosta.netUltimo aggiornamento: 23-07-10Webmaster: Geosta Via Foscolo, 10 06046 Norcia (Perugia) Valnerina Umbria Italy Tel e Fax 0743 828470 P.I.07096371005 LNGRTI74D69H501Q
Fra i top del trekking nel mondo, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini offre un paesaggio spettacolare, misterioso, suggestivo... Monte Vettore, Castelluccio di Norcia, Pian Grande, Gole dell'Infernaccio, Lago di Pilato, Grotta della Regina Sibilla... E naturalmente Norcia! |